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Per qualità, semplicità e onestà intellettuale, Andrea
Papetti è una delle figure emergenti più accreditate a
continuare la tradizione della storica canzone d'autore
italiana. Sappiamo tutti che il cantautorato italiano vive
un terribile momento di empasse da cui sembrano scampare
solo i "grandi vecchi" degli anni 70 che non smettono di
affascinare e alcuni cantautori di seconda generazione
come Capossela, Cammariere, Gianmaria Testa e pochi altri.
A dire il vero se la cavano egregiamente anche le patacche
nuove che impropriamente vengono inserite nel panorama
"impegnato", stelline luccicanti e con l'appropriato look
che fanno la spola tra un festival di Sanremo e
manifestazioni cantautorali anche famose. Patacche,
appunto, che stanno alla canzone d'autore con la stessa
credibilità che potrebbe riscuotere il sottoscritto se si
candidasse ad un premio Nobel per la fisica nucleare. Ma tant'è, queste patacche vanno per la maggiore, ovunque le
si voglia collocare, e soprattutto servono a tutti in
un'ottica di mercato. Giusto a quella...
Per
difenderci da questa truffa occorre frugare negli "angoli
in cui in pochi vanno a guardare", e qui, tra diverse
figure che non abbinano la canzone d'autore al gel, che
hanno qualcosa da dire e sanno cosa dire, abbiamo trovato
Andrea Papetti.
Ovviamente
abbiamo scovato Andrea Papetti in una
nicchia, posto quasi predestinato alle nuove e valide leve
della canzone d'autore. E non potrebbe essere
diversamente. Finite le "ricreazioni politiche ed
esistenziali" di massa degli anni 70, lentamente
l'attenzione generale ha preso a prestare attenzione al...vuoto.
La vera canzone d'autore non interessa più alle
moltitudini, questione di valori smarriti, energie
disperse, rivoluzioni e utopie ormai sopite o sconfitte
dalla realtà.
Ora l'appiattimento è completo...
Andrea
Papetti per il momento ha al suo attivo un solo album
"L'inverno a Settembre", pubblicato da Storie di Note, una
piccola etichetta indipendente che è oggi uno dei pochi
veri propulsori di "Nuova Canzone". Undici brani, con
l'aggiunta di Banneri, eseguita in coppia con Pippo
Pollina, che comunque mettono in piedi un valido tentativo
di canzone d'autore, quella che non bara, non mente, non
getta fumo negli occhi, che non usa il look per incantare,
che predilige i contenuti e la poesia al gel sui capelli.
Insomma, nulla da vendere
al mercato del cantautore come scatolette di presunta qualità per
cani, e sempre "sotto vuoto spinto"...
No, Andrea Papetti è di ben
altra pasta, soprattutto di ben altre intenzioni, come
diversi altri del resto, ma qui si parla di lui.
Intimista, se proprio lo si vuole catalogare, abbina la
capacità di raccontare di sè in buona fede a quella di far
tornare la memoria a chi ce l'ha troppo corta. Una
delicata provocazione di poesia a chi lo ascolta, unita
alla voglia di raccontarsi e raccontare ciò che i suoi
occhi vedono, senza invadenza, quasi con timidezza e per
questo colpisce molto più di chi gioca sempre sul filo
delle apparenze, della finta diversità.
L'Inverno a Settembre contiene
diversi brani che inducono a ricordare, narrano di Enzo Baldoni, di
Peppino Impastato, della strage di Beslan, ma
senza mai mettere piede nella retorica di fondo che spesso
accompagna certe rimembranze, piuttosto con una semplicità
espressiva che non rasenta mai la banalità, smuove la
coscienza di chi ascolta, stimola il senso di colpa di
accantonare e dimenticare troppo in fretta certi episodi
dell'umana bestialità. Non è da tutti....
Dodici brani che scorrono
senza disturbare, eppure fanno pensare, riflettere,
ricordare, quasi come se di fronte a te vi fosse un amico
con la chitarra piuttosto che un pezzo di plastica
chiamato cd che emette suoni, parole, musica.
La nostra speranza è che
Andrea Papetti riesca a ritagliarsi nel panorama
cantautorale italiano quello spazio e quell'attenzione che
innegabilmente merita. Impresa ardua - ma non impossibile
- in un panorama musicale, cantautorale e no, che sembra prediligere le
patacche laccate oro, autentici aborti poetico-musicali,
prodotti studiati a tavolino che vanno per la maggiore.. La lista è lunga.. Diciamocelo chiaro, l'attuale
tendenza generale è di dare retta a chi mente e specula
con fare suadente e strisciante, in politica come in
musica, un'energia malefica che appesta l'aria non
soltanto in parlamento ma anche nelle rassegne musicali in
cui, in teoria, dovrebbe passare solo vera musica e vera
poesia. L'imbastardimento è totale, la presa per i
fondelli
anche..
Mentre ascoltiamo Andrea
Papetti, e altri validi nuovi artisti come lui tenuti
ai margini, esiliati nelle nicchie in cui "in pochi
vanno a guardare", ci riconciliamo con la sincerità,
con la poesia, con le buone intenzioni che suscitano
credibilità. Anche di questo hanno bisogno tutti quelli
che hanno scelto di "resistere ad oltranza" a questo tempo vigliacco,
infame, bugiardo.
(Malinconicoblues)
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