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(La rabbia solitaria)
VIAGGIO
E da un'uscita di galleria, col cuore in
gola, ti trovi in faccia il sole che ti fruga i pensieri: ti legge dentro la
nostalgia, il buio fresco in cui fino a ieri gettavi via i tuoi giorni
d'eternità.
Ma la voglia di vivere, forse ti salverà, all'uscita di una galleria...
Vivere è perdersi e ritrovarsi, corrersi dietro per poi lasciarsi andare, una
volta di più. Vivere è una tela di cose, con cui riempire i lunghi intervalli
tra un momento e l'altro di felicità che la voglia di vivere forse ti porterà,
se il suo sole corto basterà.
Ed in un viaggio può capitare di ritrovarsi a contare tutto quel che è stato di
te: quello che hai perso, quel che hai trovato, quel che hai goduto, quel che
hai sprecato, quello che hai chiuso e quello di te che hai aperto alla voglia di
vivere, nel suo tratto scoperto. In un viaggio ti capiterà....
Cose che passano, non ti voltare, non riuscirai a trattenere un giorno, un
silenzio di più. Cose che passano, vestiti stretti, amori che hanno disfatto i
letti, che hanno raccolto i semi e la sterilità, di una voglia di vivere che è
già nostalgia: si entra in un'altra galleria...
AL MILITE IGNOTO
Io lo so chi ti spinse a partire e non fu
desiderio di gloria, io lo so non volevi morire nè lasciare un ricordo alla
storia. Io so chi ti venne a cercare, fin sui campi, fin dentro a un cortile,
io lo so non ci fu da parlare con chi aveva in mano un fucile.
Io lo so chi ti guardò patire, sorseggiando un bicchiere di vino, fu lo stesso
che poi venne a dire che eri felice come un bambino. Ma io lo so che non era
affar tuo, che non era la tua quella guerra. E del resto cos'è che era tuo? Certo neanche quel pezzo di terra.
Hanno scelto la terra più triste, quella che era costata più cara, quella in
cui a migliaia cadeste, che vi accolse e vi fece da bara. Hanno scelto la terra
più rossa, quella che era costata più vite ed un corpo in cui solo le ossa
circondassero ormai le ferite.
Lo hanno offerto a una patria impazzita, che sfogasse così il suo dolore, han
pagato i tuoi anni di vita con un grande anonimo onore. Così oggi sei il milite
ignoto, morto in guerra nessuno sa come, dopo averci lasciato la pelle, ci hai
rimesso per sempre anche il nome.
Ma non sarai certo ignoto ai compagni, che con te avran lavorato, non sarai
certo ignoto alla donna che ti avrà ogni notte aspettato. Non sarai certo
ignoto agli amici che ti avran dedicato le sere, nel ricordo dei tempi felici
in cui potevano offrirti da bere.
Come sei invece ignoto a quelli, per cui tutto ciò è stato un affare, che
cantando siam tutti fratelli, ti ricordano intorno a un altare. Come sei certo
ignoto alle mani di quel vivo, illustre e dabbene, che verrà a sputare domani
altri fiori sulle tue catene.
VENT'ANNI
VIAGGIO DI RITORNO
La tristezza incredibile di un viaggio di
ritorno, dalla vita alla morte in meno di un giorno. La tristezza incredibile di un treno che mi porta via, al mio fondo di mare,
alla mia osteria, la mia ancora al collo che comincia a pesare, mano mano che il
giorno mi aiuta a ritornare.
La tristezza incredibile di questa mattina, questa nebbia assurda, morbida e
feroce, questa nebbia e cretina che nasconde la tua voce, le canzoni cantate, i
gesti della tua mano, che nasconde la collina, che nasconde Torino, e ogni cosa
viva tranne quel lampione inumano.
Cosa c'è che può vincere, che può ricacciare indietro, la tristezza
incredibile di un viaggio di ritorno? Non certo la risata, la storia raccontata,
per pietà o per noia, non certo la saggezza, il pensare e ragionare che non si
perde niente, che puoi ricominciare, che niente va a morire.
E invece dopo ogni esperienza, ogni fuoco ogni avventura, c'è la triste
partenza, ritorno che fa paura. E invece dopo ogni sogno, ogni dolce speranza,
c'è un viaggio di ritorno, la porta di una stanza, che apre cose già viste,
cose morte di rabbia.
Le passate conquiste, i buchi nella sabbia, e le campagne
che avevi all'andata guardato, come promesse sicure, grano già seminato, si
trasformano adesso in un paese selvaggio, dove dei lupi felici sbranano il tuo
coraggio, che rimane a brandelli, sulle cime smarrite, gli alberi solitari come
le nostre vite.
La tristezza incredibile di questa nebbia cretina, che avvolge questa povera
alba cittadina di una voglia di piangere forte come una fame, come voglia di un
pane che non si è avuto mai, di un lampione che resta disumano occhio grigio di
una città che dorme, mentre tu te ne vai.
(La rabbia lucida)
Donna di fiume
Credo di avere provato l'amore, almeno una
volta, è stato un brivido di buio in una stanza d'affitto, è stato trovare il
fondo di una morte felice e la disperata allegria di non servire a niente, e
lacrime e risate e l'intenso di carezze più pure.
Credo di avere provato l'amore, almeno una volta, con una donna travolta da
correnti di fiume, bianca e moribonda come una prima comunione, libera e buia
come i miei occhi tra le dita, feroce e dolorosa come la rabbia dell'inferno.
Credo per un amore così non ci sia che una volta, perchè è allora che il buio
si scava la sua ultima tana e la confessione dipana le paure di sempre, in un
interminabile abbraccio di donna di fiume, nella sua corrente di vita e di
stanchezza.
Credo che un amore così sia negato ai beati, perchè è la fiamma di un fuoco
che tramanda la morte, perchè i beati non sanno le stanze d'affitto, hanno
paura del buio e delle parole, perchè le donne di fiume non sono mai beate.
Credo che un amore così non si perda per strada, gli occhi degli altri per
quanto ti frughino non sanno capire, che la dolcezza preziosa che nascondi tra i
denti è la ridicola e meravigliosa discesa, di un uomo che impara a non morire
da solo.
Prima comunione
Dalle Capre
Compagni a venire
Potrò mai perdonare a te che giri in casa
con la vestaglia unta di macchie di dolore
di avermi allattato al fiume del tuo male
stampandomi sul viso l'angoscia e il suo colore.
Potrò mai perdonare a te che giri casa
fiero nei tuoi ricordi di libertà passate
di avere contrastato la mia spina dorsale
per paura che io non ti venissi uguale
Potrò mai perdonare al vostro amore stanco
il piacere segreto di una notte lontana
che mi ha sbattuto in un mondo extravaginale
senza nemmeno chiedersi se preferissi nascere
o la morte gloriosa di un aborto illegale.
Potrò mai perdonare a te ragazzo magro
tutti i pugni sul muso che mi hai dato per noia
o per aiutarmi a crescere o per raddrizzarmi il naso
o per vedermi piangere proprio nel mio cortile.
Potrò mai perdonarti amico per sei anni
di avermi ascoltato con un orecchio solo
il tuo tradimento nero fine del nostro mondo
con cui sei diventato un bel fascista biondo.
Potrò mai perdonarvi amici tutti quanti
l'amore e l'amicizia che non mi avete dato
e questo mio sangue fragile il mio povero disastro
la colpa ed il dolore di non esser mai stato
per nessuno di voi nemmeno un fratellastro.
Potrò mai perdonare a te ragazza piccola
il bacio che hai preferito gettare dal balcone
quel bacio che non mi hai voluto regalare
nemmeno il giorno prima della rivoluzione.
Potrò mai perdonare a te ragazza grande
di avermi adoperato per le tue gelosie
a te e alla tua città quel tramonto di vento
in cui sono partito felice di bugie.
Potrò mai perdonare a voi mie poche donne
di avermi sempre usato solo per stare bene
come un unguento dolce che asciuga una ferita
aperta di paura come un liquore amaro
che però digestimola, e digerisce la vita.
Potrò mai perdonare al Dio che non esiste
di avere rovinato la mia adolescenza
Seduto su una pila immensa di riviste
di donne nude prova della sua inesistenza.
Potrò mai perdonare alla gente per bene
di avere amareggiato le mie bandiere rosse
e di avere deriso sui muri della mia gioia
l'immagine di Lenin che parla alla sua gente
Potrò mai perdonare a me stesso la mia rabbia
immensa e tempestosa crudele come un mare
che travolga le navi e affoghi i pescatori
che trovino il coraggio di volerlo tentare
un mare che le loro donne non sapran perdonare.
Potrò mai ringraziarti compagno sconosciuto
per il vino che hai offerto senza chiedermi il nome
senza informarti troppo di dove ero venuto
di quanto sangue usciva dalla mia situazione.
Potrò mai ringraziare anche te compagno negro
per il "We love you" che mi hai voluto regalare,
come una sicurezza
che la nostra differenza
era un motivo in più
per doverci parlare.
Potrò mai ringraziarvi Compagni sconosciuti
disponibili sempre
ad offrire amore e vino.
sperduti in questo mondo
non a grandezza d'uomo,
e nemmeno di donna,
e neanche di bambino,
provincia di una vita
che dovrà pur finire.
Potrò mai ringraziarvi, Compagni a venire....
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