Tra compagni
(1980)
Stasera stiamo in casa
chiacchieriamo
chi sul divano
chi sdraiato in terra
è calda la moquette
la grappa è buona
l’ultimo disco giusto
gira piano
sale pigro al soffitto
il fumo denso
qualche colpo di tosse
una risata
un poco di caffè
poi giù altra grappa
le voci si accavallano
alle note
crescono i toni
i gesti le parole
si intrecciano
agli anelli blu del fumo
vacanze in Grecia
fame terzo mondo
Palestina San Remo
Bertolucci
la crisi c’è non
c’è
sia cosa sia
certo di noi
nessuno l’ha voluta
ma è lì dietro la porta
che ci spia
c’è tempo per un’altra
sigaretta
cambiare questo o quello
è poi sicuro
che si voglia cambiare
qualche cosa?
e poi non si sa più
che cosa fare
manca un riferimento
una proposta
altro giro di grappa
un altro disco
è bello esser d’accordo
tra di noi
sulla vita avvilente
e sui perché
ai quali non cerchiamo
più risposta.
Sol/mi-/sol/mi-/mi- do/do re/do dim/sol
re
Blues
dell’abitudine(1980)
Mi son svegliato male stamattina
e come ho messo i piedi giù dal letto
ho trovato una donna che girava
per la casa cercando un rubinetto
ha come un non so che di famigliare
qualcosa come dire di già visto
mentre sto masticando il dentifricio
mi ricordo: è mia moglie Carla, Cristo
a metà scala son già mezzo sveglio
e sul portone ho un occhio tutto aperto
al quarto tentativo è la mia auto
guido come se fossi in un deserto
sono arrivato e non so che strada ho fatto
prendo il caffè e saluto buona sera
salgo nell’ascensore e mentre schiaccio
faccio un sorriso idiota alla portiera
al terzo piano ho aperto l’altro occhio
scendo e ritorno a piedi giù al secondo
l’ufficio è chiuso nessun collega in vista
è sabato e ho toccato proprio il fondo
mi/mi7/la /mi/si7 bottoni/la
bottoni/sol/si7/mi
L’inutile soldato (1980)
lottò tutta la vita
l’inutile soldato
chi fosse il suo nemico
non se lo domandò
e l’uomo si fermò
e si provò a cantare
ma un rauco bestemmiare
dalle labbra gli uscì
volle provare a correre
ma trascinava i piedi
senza un inseguitore
non ci riusciva più
e l’uomo si fermò
e si guardò le mani
cosa volesse fare
più non si ricordò
cercò di ricordare
ma troppo troppo indietro
qualcosa di diverso
dall’oggi gli sembrò
pensò domani e ieri
s’immaginò tra un anno
e fredda la paura
di colpo lo abbracciò
restò a guardarsi attorno
sul campo di battaglia
l’inutile soldato
bottino non trovò
e l’uomo vide un bimbo
pisciare contro un’auto
ma era ormai troppo tardi
purtroppo non capì
re
sol <dim re sol <dim re re >dim <dim re >dim <dim re la
Milano
(1979)
Per questo incubo tetro
che piega uomini e cose
per questa frenesia
di passi sull’asfalto
le vetrine offensive
la povertà nascosta
quasi fosse vergogna
pigrizia o falsità
e per quest’aria greve
che mi graffia i polmoni
per le auto che assalgono
le aiuole e i marciapiedi
per i bimbi costretti
in giochi disumani
per i cani che aspettano
il verde per passare
per i vecchi che ti amano
perché non sanno altro
per i vecchi immigrati
che ti credono New York
e per i loro figli
tra il pianto e la violenza
e per i figli miei
che nascer non farò
e il mito delle fabbriche
e dei colletti bianchi
per il sugo di sporco
che sudan le tue pietre
impasto di fatica e di credulità
monumento imbecille
all’inutilità
per quel sole che a volte
arroventa il selciato
spara le ombre per terra
a noi che non le abbiamo
ci incolla alle camicie
ci fa credere che
questo tirare avanti
sia tutto quel che c’è
è più onesta la nebbia
che aggiunge grigio al grigio
la pioggia che ci impasta
alle foglie marcite
quel qualcosa che abbraccia
noi stessi alla città
e confonde la nostra
alla sua mediocrità
la-/mi/la-mi/la-/la7/re-/si7/la/mi/la/mi/mi7/la/la7/re/si7/la/mi/la-
Il Lambro (1981)
Dalla montagna e in mezzo alle colline
poi per la piana al quieto sole opaco
stretto impetuoso largo pigramente
il fiume andava a Corte Sant’Andrea
passando nella vita della gente
tagliava in due i paesi sotto i ponti
correva il greto levigando i sassi
e riempiva le vasche ai fontanili
ricopriva di muschio i tronchi scuri
e muoveva i mulini come un tempo
e passava con forza nelle chiuse
tranquillo si stendeva nelle anse
tra radici di salice e di pioppo
la carpa e il luccio e sopra tra le foglie
uccelli e a pelo d’acqua le libellule
blu come è blu la piuma del pavone
le cascine arrivavano alla riva
con l’aia e i muri con il segno scuro
di piene a primavera e gli animali
bevevano e dentro l’acqua noi come le trote
come sembra lontano ed è vicino
non son poi molti gli anni da quei giorni
e ancora viene giù dal monte a valle
ma è diventato il simbolo di un tempo
corre come un presagio e con sé porta
le scorie di una stupida ricchezza
come una melma spessa che ci copre
che offende l’aria e uccide chi si accosta
sulle rive dai rami pende inerte
la plastica che avvolge il nostro cuore
e quel liquido scuro e serpeggiante
è come il sangue di un malato a morte
come vena in un corpo che marcisce
diffonde intorno il male il vecchio fiume
spande la sua cancrena sulla pelle
di un mondo che ha voluto la sua sorte
fa-diesis/do-/fa-diesis/do-/do/fa/do
/fa/mi/la-/mi/la-/sol/do/sol/
do/do7/fa/do7/fa/mi/mi7/la/mi/mi7/la/la7/fa-diesis |
Beato lui (1979)
Senza contorno di lamenti
e senza un rantolo d’accusa
senza olio santo né preghiere
prese la notte e se ne andò
lasciò nel parco
quel che aveva
la sua panchina di ogni sera
qualche giornale i suoi due cani
e l’immancabile paltò
la luce si affacciava appena
dentro la nebbia del mattino
sopra le foglie calpestate
contro l’insegna del metrò
e noi che andando per la vita
passiamo accanto alla panchina
ridiamo come a una festa
beato lui lui sì che può
beato lui beato lui
che non si sveglia stamattina
un po’ di pena e compassione
che vanno giù come un caffè
ci fa sentire meno soli
uno che è solo per davvero
contro il suo inutile abbandono
ecco la nostra dignità
beato lui beato lui
come se fosse sempre scelta
aver la casa in un sacchetto
arrotolarsi nei giornali
addormentarsi sotto un ponte
fare la corte a una minestra
aver due cani per amici
crepare soli come cani
giro di Do + 3 bottoni +
mi- la-
La storia del pane e
del soldo (1980)
In questo o quel paese
non ha importanza quale
c’era una volta un vecchio
che faceva il fornaio ed era un buon fornaio
un giorno oppure un altro
non ha importanza quale
il ricco del paese
si mise a fare il pane ma lo faceva male
per questo o quel motivo
ed è importante quale
il pane di quel vecchio
era sempre migliore il suo sempre più gramo
dipenderà dall’acqua
forse dalla farina
si arrovellava il ricco
e decise di andare dal vecchio e contrattare
buondì gli disse il vecchio
ma il mio non è un segreto
dammi soltanto un soldo
perché il pane è anche un soldo e io ti spiegherò
poi l’intascò e disse
si tratta di capire
perché vuoi fare il pane
-perché voglio guadagnare-, -e a me invece piace il pane-
certo non è importante
scoprirne la ragione
ma i ricchi non son geni
e fece confusione sul discorso del vecchio
un soldo o tanti soldi
non è importante quanti
e fece un manifesto
-ogni mille pagnotte una con dentro un soldo-
in questo o quel paese
non ha importanza quale
chiude bottega il vecchio
il ricco vende il pane
la gente cerca il soldo
re-/do/re-/do/re-/sol-/re-/sol-/re-/do/la-/re-
Mille e non più
mille (1980)
Il Mille e non più mille è già scoccato
le fandonie dei preti dimenticate
chi predicava bene fu sbranato
mangiato vivo in una qualche festa
o forse festival
non c’è memoria
in questo tempo senza calendario
tutto ciò che non è sopravvivenza
non entra nel discorso
non ha fiato
crollano i cornicioni sulla testa
di corpi ai quali non si può far male
chi qualche traccia di grasso ha conservato
da solo si nasconde e si consuma
mentre sotto un groviglio di stendardi
abbandonati al vento di una sera
senza stagione
si trascina lento
il passo di chi resta
l’accattone
gira smarrito con il braccio teso
ricoperto di stracci di Fiorucci
e incontra solo braccia nude e smunte
coperte dai brandelli delle tute
carità pane amore chi sapeva
di queste cose chiede con tristezza
chi non sapeva urla
con rancore
ma tra accattoni manca
la risposta
e con il buio si rintana lento
dentro le auto morte lungo i viali
dentro i tram radicati alle rotaie
dietro le insegna spente dei locali
nei cimiteri senza più ragione
chi si è fatto la cuccia negli altari
chi si è nascosto
dietro le prigioni
l’esercito dei vivi
gli accattoni
do s/fa
s/do s/fa s/mi-/mi7/la-/sol/sol s/do s/fa
s/sol/dim > la/
do s/sol
s/do s/sol s
Un pigiamino viola
(1978)
Mi voglion puro e povero
arrabbiato e coerente
non gliene frega niente
se non sono importante
d’altronde non potrebbe
esser diversamente
un puro e coerente
non diventa importante
meglio se nel frattempo
rischio o faccio la fame
mi possono aiutare
consolare ascoltare
sono un essere strano
sconosciuto e ignorato
che solamente loro
hanno capito e amato
ai più che nella massa
annaspano vivendo
le cose che io dico
suono come la noia
dello specchio al mattino
che non sai poi se è noia
o l’angoscia di un giorno
che vuol esser vissuto
-sarà forse che invecchio-
diceva un vecchio amico
lo stesso che diceva
-te sei sempre incazzato-
forse invecchio davvero
e scriverò di gente
che -ingigantisce- strano
stando -sul falsopiano-
fossi capace almeno
di far tre piegamenti
con le gambe a compasso
fingendo accoppiamenti
una sciarpa arancione
un pigiamino viola
avrei perso la faccia
conquistato i pistola..
ma forse mi verrà
di colpo un’intuizione
un rimaneggiamento
-La danza delle ore-
non sarò più incazzato
giovane no di certo
non dirò più che canto
andrò a fare un concerto..
fa-
diesis/sol/fa- diesis/mi/la/la/mi/la/mi/la/la7/re/la/mi/fa-
diesis
Un treno (1980)
Il treno muove lento
stridendo di fatica
come un bruco impacciato
striscia per la città
da dietro i vetri sporchi
gli sguardi frastornati
ricercano abitudini
o una strada chissà
qualcosa da rimpiangere
qualcosa che confermi
che era valsa la pena
di aver vissuto là
e il treno si distende
ed è ormai la campagna
aperta come un limbo
di apatica irrealtà
e perfora la notte
succhiando la rotaia
trascinando occhi chiusi
e perdute castità
con l’alba sfiora il mare
non più il gelso ma il torto
tronco degli uliveti
allo sguardo si dà
con l’ultimo raschiante
urlo si ferma il treno
scendono qui le anime
di antiche povertà
è antica anche la polvere
che ricadendo lenta
copre valige nuove
e scarpe da città
re fadiesis si- sol
la re fa si- mi7 la (ripete) mi mi7 la mi mi7 la la7 re mi
mi7 la
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