Festa del 1 maggio a Roma, ore 23,12 circa.... Dopo un annuncio
frettoloso da parte della presentatrice, che ci tiene a precisare
l'imminente interruzione del concertone a favore del Telegiornale, entra in
scena Claudio Lolli. La presentatrice trova pure il tempo per rassicurare
gli spettatori davanti al video sostenendo che "poi si ritornerà in
diretta..." All'apparire di Lolli sul palco, qualche applauso e molto
silenzio. Chi è costui...? Si saranno chiesti in molti, visto che non sono
poi in tantissimi a conoscerlo.
E subito l'aria, il fragore della festa, i
saltelli di danza si quietano, una leggera tensione che non sa ancora
dove andare a sfociare serpeggia tra il pubblico. Appena Claudio Lolli
comincia a presentare la sua prima canzone, fa irruzione sul palco e tra
la gente davanti al video la sensazione "quasi romantica" di ritrovarsi
di fronte qualcuno che ha veramente ha qualcosa da dire. Le tranquille
parole con cui Claudio presenta il brano "Priimo Maggio di festa"
catturano la scena e l'attenzione generale in un lampo, quel minimo di
diffidenza e indifferenza iniziali si dissolvono rapidamente, si fanno
da pare lasciando il posto a quella rara vibrazione che solo i grandi
poeti e i grandi artisti sanno emanare.
Mentre fluiscono le prime note della
canzone tramite la chitarra mai invadente di Paolo Capodacqua qualcuno,
forse tutti, da casa e in Piazza San Giovanni, cominciano a capire che
stanno per assistere a un momento vero, non inscatolato, da circo
equestre e pronto per la vendita come fino a quel momento. Poi, su
quell'arpeggio di chitarra, attacca la voce di Claudio, calda,
avvolgente, in quella sua tonalità che non stride mai, sempre in bilico
tra il recitare poesie e il vero e proprio cantare. Pochi secondi e si
unisce a tutto questo il sax che freme di jazz di Nicola Alesini....e
la magia è completa. Viene scardinato in un attimo ogni dubbio, l'arte,
la poesia, la vera canzone d'autore prendono il sopravvento in una
piazza che alcuni preannunciavano come "difficile"
Noi non eravamo in Piazza San Giovanni, ma
le tante testimonianze raccolte tra i giovani e meno giovani presenti lì
quella sera narrano del rapimento, dello stupore di tutti davanti
al carisma di uno dei più grandi cantautori in assoluto della canzone
d'autore italiana, Claudio Lolli appunto..., a cui si è unito
l'indiscusso talento dei suoi fedeli musicisti, Nicola Alesini e
Paolo Capodacqua. Chissà se i responsabili del
Club Tenco hanno assistito a questo momento...., quelli che sostengono
pretestuosamente che Lolli sarebbe diseducativo e inopportuno per le
giovani generazioni in quanto...troppo triste. A quanto riferiscono
alcuni tra coloro che erano presenti al concertone, pare sia avvenuto
esattamente il contrario: tanti giovani non sono rimasti indifferenti ad uno dei rari
momenti di poesia e sincerità di quella serata. ..
Noi ribadiamo che i
grandi artisti spostano le montagne con la loro poesia, soprattutto,
come nel caso di Claudio Lolli, le spostano distanti dagli "sputi
del potere", dalle droghe pesanti come xfactor o il grande
fratello che lo stesso potere ci rifila per annientarci
nell'intelligenza, per non farci pensare. Alcuni tra i più celebrati divi della canzone d'autore
attuale, finti diversi ma dannatamente uguali, sembra sappiano spostare solo il
sedere a passo di
danza, e alcuni li abbiamo visti pure all'opera al concertone del Primo
Maggio. Oggi più che mai c'è bisogno di artisti come Claudio Lolli, lo
ribadiamo con fermezza.
Sta di fatto che comunque la Rai, al termine della canzone di Claudio,
stacca sul telegiornale, impedisce agli spettatori a casa di poter ascoltare
il successivo, ormai leggendario brano degli Zingari Felici, quelli che
almeno ci avevano provato a riprendersi "la luna, la terra e
l'abbondanza"... Scomoda canzone..., mediaticamente pericolosa, non sia mai
che a qualcuno venisse in mente di riprovarci di nuovo a riprendersi quelle
e mille altre cose..., magari ritornando sulle barricate e tralasciando per qualche tempo di consumare
quelle droghe pesanti e rimbecillenti fornite dal potere, cui accennavamo
prima.
Alle 23,45 la Rai ritorna in collegamento col concertone. In realtà non è
mai stata una diretta ma una semplice differita di oltre mezz'ora.
Naturalmente non riprendono dal secondo brano di Claudio Lolli e ripartono
dall'artista che è entrato in scena dopo di lui, infatti in dissolvenza
acustica si sentono ancora gli applausi e le acclamazioni verso Claudio che
sta uscendo dal palco tra il consenso generale. In questo caso l'oscuramento di Claudio è dovuto
anche al fatto che se avessero ripreso dalla sua seconda canzone, tutti si
sarebbero accorti che non si trattava della tanto declamata diretta sbandierata in precedenza, ma di una banalissima differita. Un modo
come un altro per mentire alla gente che se ne stava a casa davanti al
televisore. Così sono riusciti a penalizzare un grande Artista che, a
differenza di altri presenti a questo Primo maggio, non poteva godere
neppure della tutela delle grandi majors discografiche. Claudio Lolli
infatti appartiene ad una piccola etichetta indipendente
Storie di Note, di cui sono risaputi l'impegno, lo sforzo e i sacrifici
per diffondere la canzone d'autore italiana, mentre tutto il concertone era invece a beneficio dei
grandi colossi discografici. Come da copione consolidato.
Appena intuita l'indegna censura della Rai, su Facebook
affluiscono in pochi minuti un mare di proteste...
Concludiamo con le parole di Salvo Manzone, il regista autore del film
documentario su Claudio Lolli "Come salvarsi la vita con la musica", che
hanno fotografato la situazione in maniera convincente.
No so se è sia stata una mia svista, ma credo che Claudio sia stato
forse l'unico partecipante al concerto organizzato dalla CGIL che ha
pronunciato la parola "Comunista".
Rispetto alla "censura" tecnica della Rai, ci ho riflettuto, e sono
pervenuto alla seguente considerazione:
In un paese come il nostro, essere censurati non può che essere un
“punto d’orgoglio”: è una garanzia di coerenza e della propria e storica
distanza dal contesto socio-politico attuale.
Tutto ciò è l’inevitabile conseguenza dell’essersi seduti dalla parte
del torto.
Questa censura è stata paradossalmente un grande segno della presenza
sui media nazionali. Qualcosa che poche personalità possono permettersi….